𝐿𝐴 π‘†πΌπ‘‡π‘ˆπ΄π‘πΌπ‘‚π‘πΈ 𝑃𝑂𝐿𝐼𝑇𝐼𝐢𝐴 𝐼𝑇𝐴𝐿𝐼𝐴𝑁𝐴 𝑁𝐸𝐺𝐿𝐼 𝐴𝑁𝑁𝐼 ’80 𝐷𝐸𝐿 π·π‘ˆπΈπΆπΈπ‘π‘‡π‘‚. 𝐷𝐴𝐿𝐿𝐴 𝑀𝐸𝐿𝑂𝑅𝐼𝐴 𝐴 πΆπ΄π‘€π‘ƒπ΄πΏπ·πΌπ‘π‘‚

β€œCosΓ¬ vidi io giΓ  temer li fanti

ch’uscivan patteggiati di Caprona,

veggendo sΓ© tra nimici cotanti”

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXI vv. 94-96.

Gli anni ’80 del XIII secolo furono decisamente particolari nel loro sviluppo. La lotta decennale tra i cosiddetti guelfi e ghibellini subΓ¬ una radicale trasformazione nei suoi intendimenti. Se l’imperatore Federico II erano morto ormai da quarant’anni e la sua dinastia l’aveva seguito poco dopo a causa delle tremende disfatte di Benevento e Tagliacozzo, anche il lato guelfo in quegli anni rimase tremendamente sfiduciato.

No, non v’era stato il ritorno di un qualche imperatore che come un novello Barbarossa era disceso per riportare l’ordine in Italia, anzi il Sacro Romano Impero languiva in un lungo intervallo d’interregno a cui solo alla fine del Duecento si stava venendo a capo con difficoltΓ  grazie all’influenza della nascente dinastia degli Asburgo guidati da Rodolfo I.

Il partito guelfo in Italia stentava a causa delle rivolte, delle rivalitΓ  e soprattutto per la mancanza di un forte punto di riferimento. Negli anni ’60 e ’70 la figura simbolo del guelfismo in Italia era stata quella del re di Sicilia/Napoli ossia Carlo I d’AngiΓ², il vincitore degli Svevi, ma questi giΓ  negli ultimi anni aveva dato segni di grande difficoltΓ  nel gestire la situazione politica a causa della guerra dei Vespri scoppiata in Sicilia e non potΓ© far granchΓ© finendo per trapassare nel gennaio del 1285 lasciando una situazione decisamente complicata. L’erede di Carlo I fu il figlio Carlo II, ma quest’ultimo appena sei mesi prima della dipartita paterna si fece catturare, in una sciocca azione bellica dinanzi alle coste di Napoli, dalla flotta siciliana guidata dall’ammiraglio Ruggero Lauria e venendo poi condotto come prigioniero alla corte spagnola di Pietro III d’Aragona, avversario politico e militare degli Angioini per il controllo del Mediterraneo.


Il regno angioino e di conseguenza il fronte guelfo rimase perciΓ² bloccato a causa della mancanza di una leadership. Eppure, principalmente nel centro-nord d’Italia, gli scontri tra guelfi e ghibellini continuarono. Divenne palese che tali partiti erano ormai solo specchietti per le allodole e che a muovere questi conflitti era innanzitutto la rivalitΓ  interna alle diverse autonomie generatesi localmente.

I primi a trarne un vantaggio furono i Visconti di Milano che, sfruttando la loro antica fedeltΓ  agli imperatori, riuscirono a scacciare l’antica famiglia guelfa dei Della Torre a seguito di alcuni scontri e in particolare quella di Desio, battaglia che vide il trionfo di Ottone Visconti su Napo della Torre.

A far notare maggiormente l’uso ormai strumentale dei termini guelfi e ghibellini fu perΓ² lo scontro tra le repubbliche marinare di Genova e Pisa. Entrambe le cittΓ  nei decenni passati ed anche successivamente si dimostrarono di fede ghibellina e supportarono per quanto possibile gli imperatori tedeschi o i loro rappresentanti in Italia, eppure queste due cittΓ  e entrarono in profondo e tremendo conflitto tra loro. Troppi gli interessi e troppe le aspirazioni comuni tanto sui commerci nel Mar Tirreno quanto per il controllo di Corsica e Sardegna per impedire che scoppiasse uno scontro armato.

Lo scontro si concretizzΓ² nella celebre battaglia navale della Meloria, a poca distanza dall’odierna Livorno, il 6 agosto 1284. Qui i genovesi, piΓΉ numerosi e meglio schierati, sfruttarono le secche presente nel luogo e il fatto di avere il sole alle spalle per battere con astuzia e cattiveria i pisani e riuscendo non solo a distruggere molte delle galee avversarie (pressappoco una quarantina), ma anche a far prigionieri migliaia di pisani e a trasferirli in massa a Genova.

Genova cosΓ¬ facendo aveva ottenuto la supremazia sul Mar Tirreno e avviato Pisa all’inevitabile tramonto. Il desiderio perΓ² di piegare Pisa sino al midollo spinse perΓ² i genovesi a legarsi, attraverso trattati di alleanza e amicizia, alle altre cittΓ  toscane e in particolare a Firenze e Lucca, le quali era dei capisaldi del guelfismo. L’attacco contro Pisa perΓ² non si concretizzΓ² sia per la resistenza dei pisani sia le politiche ondivaghe di Firenze che negli stessi anni decise di abbandonare tale fronte per affrontare invece un altro nemico.


L’altro nemico di Firenze era la vicino Arezzo, la quale, guidata dall’arcivescovo Guglielmino degli Ubertini, era rimasta quasi solitario caposaldo della zona toscana a tenere una politica ghibellina.
Proprio facendo leva su questo contrasto di vedute politiche, Firenze decise di proclamare una grande guerra in difesa della fazione guelfa e riuscendo così a realizzare una vera e propria coalizione di diverse città come Siena, Lucca, Pistoia e Bologna da opporre ad Arezzo.
GiΓ  nel 1288, i fiorentini avevano tentato di conquistare la cittΓ  nemica senza ottenere granchΓ©, ma un anno dopo, supportati da alcuni esuli guelfi di Arezzo, riuscirono a prendere in contropiede gli aretini.

Inaspettatamente, i fiorentini si diressero ad Arezzo non tanto per la Valdarno, la strada piΓΉ diretta, quanto per la via piΓΉ lunga ossia quella passante per Bibbiena e ciΓ² ovviamente mise in agitazione gli aretini che non si aspettavano un attacco da quella parte.

L’arcivescovo Guglielmino predispose perciΓ² in gran fretta un esercito che raggiunse a metΓ  strada i loro nemici. Essi s’incontrarono infatti nella piana di Campaldino, presso il castello di Poppi, nel giorno del Signore 11 giugno 1289.

Giunti ovviamente in anticipo, i fiorentini e in generale i guelfi occuparono un colle in posizione strategica e prudentemente, sebbene fossero in numero maggiore, attesero l’attacco aretino che non tardΓ² ad arrivare.
La cavalleria nobile ghibellina guidata da Bonconte da Montefeltro decise di partire alla carica contando sulla loro maggiore abilità in combattimento e così essa si scontrò con irruenza contro il centro dello schieramento nemico e penetrando in profondità.

La carica ghibellina perΓ² subΓ¬ un arresto a causa dell’abilitΓ  dei balestrieri guelfi e la situazione rimase in stallo per alcuni minuti. Con la fanteria guelfa, armata di spade e mazze e protetta dai grandi scudi pavesi, che riprendeva via via coraggio constatando il blocco dei loro nemici, ecco avvenire il cambio di passo della battaglia.
Infatti, dalle retrovie guelfe, il nobile Corso Donati, podestà di Pistoia, decise di attaccare con il suo reparto di cavalleria di lato i cavalieri nemici che si ritrovarono così accerchiati e impossibilitati a qualsiasi manovra.
La battaglia però poteva ancora cambiare verso se il comandante della riserva ghibellina, Guido Novello, non avesse ritenuto inutile qualsiasi ulteriore scontro e decise piuttosto di ritirarsi verso il castello di Poppi e lì difendere la posizione.

CosΓ¬ facendo la vittoria fu assicurata ai guelfi che, compresa la situazione, si diedero alla caccia dei nemici in fuga e uccidendone diversi tra cui l’arcivescovo Guglielmino degli Ubertini e Bonconte da Montefeltro.
Alla battaglia, com’Γ¨ noto, partecipΓ² anche un giovane Dante Alighieri, nel ruolo di feditore, ossia un cavaliere armato alla leggera. Il poeta piΓΉ di una volta ricorda la battaglia nella sua Commedia e la paura che lo travolse durante lo scontro. Ad esempio nel Canto V del Purgatorio il Sommo Poeta narra dell’incontro avuto con lo spirito di Bonconte e immagina per questi una riconciliazione finale con Dio prima della sua dipartita sebbene questi non ricevette mai alcuna sepoltura poichΓ© non fu o non si volle ritrovare il suo corpo.

β€œIo fui da Montefeltro, io son Bonconte:
Giovanna o altri non ha di me cura;
perch’io vo tra costor con bassa fronteΒ».


E io a lui: Β«Qual forza o qual ventura
ti traviò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepoltura?»”

Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio Canto V vv. 88-93.

Bibliografia:

  • Abulafia D., I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500. La lotta per il dominio, 2022, Roma-Bari, Laterza;
  • Barbero A., 1289. La battaglia di Campaldino, 2013, Roma-Bari, Laterza;
  • ” ” ” , Dante, 2020, Roma-Bari, Laterza;
  • Canaccini F., 1289. La battaglia di Campaldino, 2021, Roma-Bari, Laterza;
  • DeVries K., La battaglia di Campaldino 1289. Dante, Firenze e la contesa tra i Comuni, a cura di NiccolΓ² Capponi, 2019, Gorizia, LEG Edizioni.
  • Grillo P., La falsa inimicizia. Guelfi e Ghibellini nell’Italia del Duecento, 2018, Roma, Salerno Editrice;
  • Malato E., Dante, 2017, Roma, Salerno Editrice.

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